Si è costituito a Siracusa il Comitato referendario provinciale, per sostenere i 5 referendum per i quali si voterà l’8 e il 9 giugno prossimi.
Il Comitato, promosso dalla Cgil, è stato presentato oggi nel salone della sede del sindacato di Siracusa e comprende un’ampia aggregazione di forze sociali, politiche e associative schierate a sostegno della campagna referendaria.
L’obiettivo è quello di coordinare e promuovere in tutto il territorio provinciale la campagna referendaria, informando i cittadini e mobilitando le energie democratiche per una battaglia di partecipazione e giustizia sociale.
Oltre alla Cgil, presente con tutte le sue categorie e strutture di servizio, il Comitato raccoglie quasi tutti i partiti dell’area democratica e progressista a fianco dei quali, hanno già aderito numerose realtà associative di carattere laico, cattolico e professionale, tra cui Arci, Libera, Legambiente, i Giuristi Democratici e molte altre organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili, della legalità e della tutela ambientale.
Del comitato fanno parte anche alcuni sindaci della provincia.
Per i promotori si tratta di “una grande alleanza per i diritti e la democrazia”.
Così i promotori:
“L’azione del Comitato non si limiterà a un coordinamento generale, ma si articolerà capillarmente su tutto il territorio provinciale, con la costituzione di Comitati referendari in ciascuno dei 21 Comuni della provincia di Siracusa.
Questa rete territoriale garantirà un radicamento forte della campagna referendaria e un coinvolgimento diretto della cittadinanza.
Il Comitato rimane aperto e disponibile ad accogliere ulteriori adesioni, sia da parte di organizzazioni e movimenti, sia da parte di singoli cittadini che intendano dare il proprio contributo a questa sfida di democrazia”.
I promotori invitano tutti i cittadini a partecipare attivamente alla campagna referendaria.
“Il referendum rappresenta un’opportunità fondamentale per rimettere al centro i diritti del lavoro, la giustizia sociale e il futuro del Paese”.
Ricordiamo che i quesiti referendari sono 5, quattro dei quali riguardano il Jobs Act, l’insieme delle misure e dei provvedimenti normativi emanati dal Governo dal governo di centrosinistra, guidato da Matteo Renzi nel 2015.
Il primo quesito referendario vuole cancellare le norme sui licenziamenti che consentono alle imprese di non reintegrare un lavoratore licenziato in modo illegittimo nel caso in cui sia stato assunto dopo il 2015.
Il secondo quesito riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese, per innalzare le tutele per chi lavora in aziende con meno di quindici dipendenti eliminando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato.
Il terzo quesito chiede l’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine.
Il quarto riguarda l’esclusione della responsabilità solidale di committente, appaltante e subappaltante negli infortuni sul lavoro.
Il quinto quesito infine, proposto da Europa+, punta alla riduzione da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni.
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